Ciaoo,
Cosa si può nascondere dietro una fotografia? Tutto e niente.
Ogni volta che vedo una fotografia mi diverto sempre a creare una storia fittizia, compresa di personaggi e ambientazioni, che sia il contorno dell’immagine che sto guardando. Ancora di più se quell’immagine è scattata con una macchinetta analogica, perchè mi sembra di viverla ancora di più.
“Credo che con una macchinetta analogica si riesca a catturare un momento preciso, in un modo che può essere molto ragionato ma allo stesso tempo totalmente casuale. C’è come una sensazione di “vissuto” nelle foto, una rappresentazione della vita che trasmettono”.
Questa è la sensazione che mi racconta Francesco Bortolussi, un normalissimo ragazzo di 30 anni che attualmente vive a Madrid e di mestiere non fa il fotografo e non si vuole definire tale perchè “sono bravi/e quelli che lo fanno di professione”, ma allo stesso tempo riesce a rappresentare attraverso le sue immagini le storie di cui parlavo prima.
Ho conosciuto Francesco per la prima volta quando mi sono occupata di selezionare le immagini per il numero 0 di EFFE3, e da lì non ho mai abbandonato il suo profilo e di conseguenza la sua arte.
Originario di un piccolissimo paesino vicino Venezia, dopo essere passato per Rotterdam e Berlino fra studio e lavoro, attualmente vive a Madrid, dove lavora all’interno di un’azienda di marketing che opera all’interno del mondo dello sport.
Il primo approccio con la fotografia avvenne a sette anni, in un modo del tutto normale: come capita spesso, in occasione delle prime gite scolastiche i suoi genitori gli regalarono una macchinetta fotografica per immortalare i momenti vissuti. Naturalmente è difficile che un bambino sappia cosa fare con una macchinetta in mano – scatta a più non posso e spesso soggetti senza senso – ma l’idea di poter “congelare quei ricordi” è la parte che più affascinava Francesco e che ha dato il via a quello che attualmente è forse uno dei suoi più grandi talenti.
Complice il ritorno di un’estetica vintage e analogica all’interno del mondo del calcio, e innamorato di questo concetto, Francesco ha deciso di riprendere una vecchia reflex del padre – senza sapere come si utilizzasse tanto da dover vedere dei video su Youtube per imparare – e ha iniziato a scattare tutto quello che gli passava per la testa e che lo affascinava, partendo proprio dalla sua passione più grande: il calcio.
L’approccio alla fotografia calcistica è arrivato in maniera del tutto naturale, come spesso accade le passioni si intersecano e nel caso specifico di Francesco questo meccanismo ha funzionato perfettamente. Fuori, dentro, per strada, in casa, in campo ma soprattutto sugli spalti – luogo che predilige e si diverte di più a fotografare perchè gli permette di catturare le espressioni reali sui volti dei tifosi – tutti questi sono i luoghi che fanno da sfondo ai soggetti rappresentati all’interno dalle sue fotografie.
Tutto è iniziato a Berlino, all’interno dell’Olympiastadion durante il derby fra Hertha e Union, da lì in poi la macchinetta di Francesco ha continuato a scattare senza mai fermarsi, dall’Old Trafford di Manchester, all’Olimpico di Roma, passando per il Civitas Metropolitano di Madrid.
Le sue foto raccontano le persone che abitano le tifoserie dei club più prestigiosi d’Europa, raccontano storie e da spettatore ti rendono partecipe di quello che sta succedendo all’interno di uno stadio. Ed è questa la forza di Francesco, il racconto della verità. Di momenti veri.
Attraverso la sua macchinetta racconta momenti precisi, come ad esempio i festeggiamenti del FC Barcellona dopo la vittoria della Supercoppa Femminile spganola, o più casuali, come una bambina seduta sulle gambe del padre allo stadio. Le sue immagini sono semplici ma allo stesso tempo sembrano studiate in ogni dettaglio, in quanto precise al millimetro.
L’amore ma soprattutto il divertimento nello scattare le sue fotografie gli hanno permesso di collaborare direttamente con L’Atletico Madrid o addirittura con uno dei media più importanti all’interno del mondo calcistico, Copa 90, dove ad esempio ha scattato i festeggiamenti dei tifosi spagnoli dopo la vittoria degli Europei 2024 o addirittura la finale di Supercoppa Femminile spagnola. Ma anche media come Rivista Undici o Analog Football.
Riprendendo la prima parte dell’articolo, voglio chiudere con una riflessione.
Mi azzardo di dire che forse la bravura fotografica di Francesco sta proprio nel suo essere lo stesso bambino che all’interno delle gite scolastiche fotografava qualunque cosa, nel divertirsi e nell’amore verso le cose più casuali. Nel trovare il bello dove spesso le persone non lo vedono, o lo danno per scontato. Nel testimoniare l’accaduto o l’amore per la propria squadra del cuore, indipendentemente da tutto.
Dietro a quella macchinetta analogica che abita molti stadi d’Europa ci sono gli occhi di quel bambino, e questo concetto viene testimoniato anche da quello che lui stesso mi ha detto, in chiusura, quando gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia: “Onestamente non ho aspettative o piani specifici, semplicemente mi diverto e non vedo l’ora di andare alla prossima partita per fare qualche foto”.