Ciaooo,
È molto complesso definite cosa sia la bellezza.
Nel mio caso specifico la bellezza risiede in un mazzo di fiori, in un tramonto sul mare, negli occhi della persona che amo…ma è il mio caso specifico non la bellezza universale. Anche perchè non esiste una bellezza canonica.
Noi tutti non troviamo “bella” la stessa cosa, perchè è una cosa soggettiva. Dipende da persona a persona.
“A me piace fotografare il bello, ma bello in senso totale. La bellezza dei sentimenti, quella dei materiali, quella dell’insieme di due persone. È questo quello che ricerco quando scatto”
È questo il concetto alla base, e che si nota, guardando le fotografie di Isabella Sanfilippo, fotografa catanese trasferita prima a Roma per studiare e infine a Milano per lavorare.
Sono entrata in contatto con Isabella durante una classica giornata di sole di giugno, io dal mio piccolo monolocale e lei dalla sua cucina. Siamo subito entrate in sintonia. Tanto che più che una chiacchierata al fine di creare un’intervista, è stato uno scambio di chiacchiere al bar di due persone che si conoscono da una vita.
Per quell’oretta che abbiamo passato insieme, abbiamo riso e scherzato, ma soprattutto mi ha permesso di entrare all’interno della sua testa per comprendere cosa si cela dietro ad ogni sua immagine.
Ho personalmente percepito all’interno della nostra chiamata la stessa sintonia che sento ogni volta che vedo una sua fotografia, che per me è arte pura. “Per me quello che faccio non è arte, è un lavoro. Per me l’arte deve è una cosa che fai per il gusto di farla, senza quasi pensare al guadagno”.
Sono entrata in contatto per la prima volta con l’arte – perchè per me è questo – di Isabella quando durante un classico scroll su Instagram mi sono apparse le foto che ha scattato per il Venezia FC insieme a NSS, da lì sono entrata in quell’immaginario di Bellezza Compositiva che compone ogni suo scatto e che ha provato a spiegarmi durante la nostra chiacchierata.
Nata a Catania, Isabella è sempre stata affascinata dalla fotografia “Ricordo i cassetti di mia madre, pieni di fotografia che durante gli anni dell’infanzia ho preso, tagliuzzato e riattaccato insieme al fine di creare diversi album fotografici, ognuno per un membro della mia famiglia. A mia madre questa idea non era piaciuta benissimo” mi dice ridendo lasciandomi intendere che la madre NON era per nulla felice. Chi vuol capire, capisca.
Il suo approccio con la fotografia è iniziato – a detta sua – tardi, al liceo, durante uno dei classici corsi extra. Al termine del corso, spinta anche dalla sua insegnate che vedeva un grande potenziale in lei, decise di iniziare a scattare gli eventi che accadevano nella sua città (feste, eventi, matrimoni) ma anche le sue amiche, al fine di allenarsi ma anche di iniziare a guadagnare qualcosina da una passione che piano piano si sarebbe trasformata nel suo lavoro. Strano per una persona che da piccola sognava di fare l’avvocato… “avevo visto troppo Allie McBeal” mi dice ironizzando.
Andando avanti con gli anni, dopo aver studiato per tre anni fotografia a Roma, si trasferisce a Milano, dove piano piano inizia la sua carriera. Le strade da poter intraprendere erano due: fare l’assistente a fotografi già affermati – strada che spesso si riserva essere buona per alcuni ma non buona per altri che finiscono a dover preparare il caffè per l’intera produzione – oppure iniziare a costruire un proprio portfolio con creativi alle prime armi come lei.Isabella scelse la seconda strada. Per poi ritrovarsi nel 2018 a poter lasciare quei secondi lavoretti che le permettevano di mantenersi a Milano, per aprire la partita iva e iniziare ufficialmente la proprio carriera “in Serie A”.
È stato proprio questo il cambiamento più grande, mi racconta lei, la gestione di sé stessi all’interno del mondo lavorativo. Avendo pieno potere decisionale di quando voler lavorare, accettare determinati lavori o vivere un momento di stallo in cui non si hanno lavori da svolgere, il cambio radicale di vita da un lavoro “sicuro” ad uno in cui lavori “su commissione” è ciò che spesso frena di più dall’iniziare una nuova vita come proprio capo, soprattutto in un mondo in cui devi sempre fare, come quello che viviamo oggi.
“Mi ripetevo e auto convincevo che se non lavoravo per una settimana andava bene, ma già alla seconda settimana i dubbi sul mio lavoro arrivavano. Se valevo, se quello che sto facendo aveva senso…”
Quando sei il capo di te stesso, spesso tu passi in secondo piano. Non esistono fatti personali che posso intaccare il tuo lavoro. Una brutta giornata, un lutto, un momento di burnout non può fermarti. Isabella mi racconta di due momenti della sua carriera di crisi. Il primo a seguito di un problema di salute di una sua cara amica, il giorno dopo aveva uno shooting molto importante e con molta sincerità mi confessa che è stato molto difficile fare quel lavoro in quanto era ancora molto scossa da quanto successo il giorno precedente, “Ho consegnato quelle immagini senza nemmeno rivederle, e tutt’ora non posso guardarle, percepisco il distacco da quello che mi piace”.
Il secondo è stato a causa di una crisi professionale. Ad un certo punto della sua carriera iniziò a vedere la fotografia solo come il suo lavoro, distaccandosi da quello che era la sua passione. La macchina per scattare è un mezzo pesante, ingombrante, che iniziò a pesare in tutti i sensi a Isabella. “Ho risolto questa crisi acquistando una piccola macchinetta che mi porto sempre dietro e con cui fotografo le cose che voglio e che mi piacciono, senza il penso di essere il mio lavoro”.
Lo step più importante però è stata la presa di coscienza del suo talento. Capita spesso di dire “che ci vuole” oppure “ho solo fatto *x cosa” quando vediamo una cosa che ai nostri occhi è estremamente semplice da realizzare o concepire. Stessa cosa è successa, e continua a succede, a Isabella.
Quando mi sono trovata a parlare con lei delle sue doti da fotografa la prima cosa che mi è stata detta è “Per me sono processi così elementari che la perfezione che tu vedi arriva in modo del tutto naturale. Mi ritrovo spesso a dire < che bella questa foto > ma solo da poco mi sono rendo conto che sono quindici anni che faccio questo lavoro, e sono tutti dietro quell’immagine che scatto in cinque secondi ad una mia amica, sotto la pioggia, con la luce giusta. Sono processi del tutto elementari per me tanto da pensare di non aver fatto chissà cosa.”
Non ci sentiamo mai abbastanza per noi stessi, alziamo sempre l’asticella con il solo scopo di arriva chissà dove, perchè non c’è mai un punto di arrivo. Ci diremo che dobbiamo sempre andare più sù. Che quello che facciamo non è mai nulla di che.
La colpa non è nemmeno totalmente nostra, ma della società in cui viviamo. Del mondo che viviamo in questi anni. Del peso che noi donne spesso ci troviamo a tenere sulle spalle perchè reputate mai abbastanza .
“Per anni ho lavorato solo con stylist, art director e set designer donne. Spesso si parte prevenute su questo discorso e quindi lavorare con donne è l’idea migliore per auto convincersi che è un lavoro giusto e si lavora bene. Non è vero, si lavora benissimo anche con gli uomini.”
Il lavoro per il Venezia FC arrivò stesso momento in cui Isabella era in lista per un altro lavoro inerente al calcio, dove in seguito sarà scartata in quanto donna e quindi inadatta a quell’ambiente. “Lo trovo estremamente ridicolo perchè si sta scattando una maglia, che è moda…è il mio, è quello che scatto…penso di essere capace di scattare una maglia dal calcio” mi dice ridendo. Basta un momento di silenzio dopo questa sua risata sarcastica, uno sguardo fatto attraverso le nostre camere del mac, per capire che entrambe abbiamo capito quello che voleva dire l’altra. È che non era solo una frase detta così, ma scavando si trova il vero significato del motivo per cui stiamo facendo questa chiacchierata.
All’interno dello shooting con i giocatore del Venezia FC, oltre ad aver concluso il lavoro in un tempo estremamente breve – circa un’ora e mezzo – mi racconta che non ha mai sentito la barriera di essere una donna in un contesto prettamente maschile. “A molti uomini non frega cosa sei, ma solo se sei brava. A prescindere da cosa li ha portati a fare quella scelta, se per pinkwashing o per aver riconosciuto il mio talento, a me interessa dal risultato finale”.
Dopo questa prima avvenuta, Isabella ha scattato altre fotografie calcistiche, raccontando i tifosi della curva del Catania e del Parma.
Pur non essendo appassionata di calcio, ne riconosce la bellezza, quella di cui parlano all’inizio della nostra chiacchierata. Mi racconta di quando per il compleanno del suo fidanzato, è andata a vedere una partita di Champions League della Juventus all’Allianz Stadium, rimanendo estasiata dalla bellezza dell’intero stadio che cantava l’inno della Champions e si emozionava ad ogni azione.
“Ma chi se le vuole vedere le partita in tv, fammele vedere real”.
Come racconta Francesca Ragazzi, Head of Editorial Content di Vogue Italia, all’interno del podcast di Sifu di notte Specialmente, lo scouting attuale da parte delle aziende moda o grandi gruppi editoriali passa anche dai social.
È così che molti fotografi, stylist, art director, artisti vengono scelti per realizzare determinati progetti editoriali e non.
All’inizio della sua carriera Isabella per crearsi la propria nicchia, come ogni persona che si interfaccia con il mondo del lavoro, ha iniziato a seguire su ig alcuni profili che potessero essere giusti per il proprio lavoro. “Mi ricordo che all’inizio mi aveva iniziato a seguire questo fotografo, dopo un breve scambio di like decisi si scrivergli per vedere se gli servisse un’assistente. Nello stesso momento lui mi scrisse < che belle tette > . Da lì capì che dovevo separare il mio profilo personale da quello di lavoro.” Con il passare del tempo però, ha iniziato a fregarsene.
La bellezza di poter condividere i propri lavori sui propri social è quello che forse mi ha fatto avvicinare a Isabella. Mi ricordo che mi innamorai di queste foto che lei scatto per il THE MALL di Firenze, in cui le modelle sembravano uscite da una fiaba all’interno di questi castello posto nel nulla più totale. All’interno della nostra chiacchierata ho scoperto essere uno dei suoi lavori preferiti, in quanto la bellezza di quel momento è quello che colpito anche lei. “Mi sento molto fortunata ad aver scattato all’interno del Castello di Sammezzano, un posto bellissimo, abbandonato dopo anni di passaggi di proprietà. Esiste anche una pagine instagram (@savesammezzano) creata apposta per celebrare la sua bellezza e sensibilizzare nel poter riaprire questo posto incantato a tutti”
“La parte che mi diverte di più del mio lavoro?
Cambiare cliente, atmosfera e persone ogni volta”
In questa ora passata insieme ho avuto modo di conoscere la parte professionale ma soprattutto quella intima di Isabella, abbiamo toccato tematiche che mai avrei pensato di poter sviscerare con una persona che conoscevo appena.
All’interno di questo articolo ho provato a rendere giustizia al suo talento, a quello che mi fanno provare le sue foto, a quella Isabella che io avevo idealizzato scrollando il suo profilo Instagram che si è rivelata quella vera con cui ho chiacchierato.
Grazie Isabella .
Bacini, Alisia <3