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Il debutto di Lorenzo Seghezzi alla Milano Fashion Week è sinonimo di sfrontatezza e ribellione

Una walk of shame trasformata in opera d’arte. Pelle recuperata, bustier, piume di struzzo e slogan queer: con “Interludio” il designer trasporta in passerella la libertà espressiva dei club milanesi, playground della comunità queer

Corsetti che scolpiscono le linee del corpo senza costringerlo, see-through, minidress, dettagli metallici che ricoprono tessuti in pelle, copricapi bondage sormontati da una cresta fatta di piume di struzzo rimovibili. Questi sono soltanto alcuni degli elementi presenti alla prima sfilata di Lorenzo Seghezzi, che ha debuttato con la collezione primavera-estate 2026 intitolata “INTERLUDIO” durante la Milano Fashion Week. La sfilata si è fatta notare tra i grandi nomi del calendario della moda, portando in scena lo spaccato milanese del clubbing, dove la comunità queer ha disegnato negli anni un immaginario stilistico riconoscibile oltre ad aver reclamato il suo spazio libero di azione.

 

La passerella, dunque, non diventa solo sfoggio delle abilità creative del designer ma è un diario condiviso attraverso cui esprimere i propri sentimenti. Rivelarsi, in effetti, è l’atto più vero e sensato che la moda possa attuare in questo periodo storico, sociale e geopolitico borderline dove il confine tra diritto alla vita e futilità è scandito con uno “scroll” di reel sul proprio Instagram.

Backstage by Fabrizio Milazzo
Backstage by Fabrizio Milazzo

Dietro l’estetica provocatoria e lucida di “INTERLUDIO”, infatti, si cela una storia profondamente personale di Seghezzi legata al clubbing milanese, nei luoghi storici della mondanità: come il Toilet, il Plastic e La Boum. Non solo spazi di festa, ma posti in cui Seghezzi ha trovato l’amore, l’amicizia, una famiglia scelta, futuri collaboratori e, soprattutto, il proprio linguaggio estetico. Un immaginario nutrito anche dall’arte drag e dal burlesque, arti che hanno insegnato a Lorenzo a giocare con il genere e a decostruirne i codici.

 

Un elemento ricorrente, per esempio, è il corsetto che fa parte dell’universo drag in tutte le forme e ricostruzioni possibili e che anche in questa passerella si sono fatti notare. Questo capo ha sempre affascinato Seghezzi,  tant’è che quando la pandemia ha fermato il mondo nel 2020, il designer meneghino ha colto l’occasione per imparare da autodidatta a creare i bustier : tra libri, tutorial su YouTube, blog e lo studio dei pezzi degli amici, affinando la tecnica fino a renderla una cifra stilistica del suo lavoro.

Backstage by Fabrizio Milazzo
Backstage by Fabrizio Milazzo

La collezione, inoltre, esplora il punk con gonne longuette a quadri e le acconciature dalle creste imponenti, così come il casting: eterogeneo, queer e che non segue le taglie né i parametri costrittivi della moda, ma anzi esaltando corpi e identità diverse dichiarandolo schiettamente con una t-shirt nera con la scritta “Queers do it better”.

La stravaganza, a questo giro, però, si è ridimensionata senza perdere il suo vigore sovversivo ma rendendo il prodotto finale acquistabile.

 

Insomma, “INTERLUDIO”, presentata con il supporto di Lineapelle in Piazza Tomasi di Lampedusa, è una dichiarazione di sexyness carica di libido e libertà ma anche di celebrazione e di riflessione.

 

Gli stessi club milanesi, infatti, nonostante siano stati dancefloor di libera espressività, hanno rappresentato anche luoghi di perdizione, lo stesso Seghezzi rivela «sono sempre riuscito a tenermi lontano da certe dinamiche autodistruttive, ma non colmerò mai le assenze delle persone che ho perso lungo il cammino». Ogni ingresso in un club, poi, porta nostalgia e consapevolezza. Da qui la domanda che guida “INTERLUDIO”, “Esiste una vita queer adulta capace di brillare anche alla luce del giorno?”

 

In passerella, la risposta prende la forma di una walk of shame elevata a opera d’arte, con una collezione curata dal piccolo un team di Seghezzi: Pietro, Miriam e Mogu Mogu, il gatto che fa capolino anche sul sito ufficiale del brand e a cui il designer ha dichiarato più volte di essere molto legato. I capi, inoltre sono stati realizzati, anche attraverso il recupero di campionari aziendali oltre che dal supporto di Lineapelle.

 

Una scelta coerente con la filosofia del brand che adotta un approccio slow fashion e su misura, che unisce le tecniche sartoriali tradizionali italiane con l’urgenza delle nuove generazioni di svincolarsi dai dogmi del mercato – dalle taglie standard al binarismo di genere. Una visione che nel 2024 ha portato Seghezzi a essere selezionato come uno dei beneficiari del Camera Moda Fashion Trust Grant.

 

Nato a Milano nel 1997, il designer ha affinato le proprie capacità artistiche al Liceo Artistico di Brera, per poi laurearsi con lode in Fashion Design alla NABA. Il debutto ad Altaroma nel 2020 ha segnato poi la sua prima consacrazione, oggi seguita dall’approdo alla fashion week di Milano.

Immagine scattata da Francesca Scandella @Scandysss

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