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Alysa Liu è tutto ciò che avrei voluto essere a vent’anni (e non sono stata) 

Alysa Liu è tutto ciò che avrei voluto essere a 20 anni e che non sono mai stata, perché completamente in balia delle mie insicurezze. E pensare che, durante le Olimpiadi di MilanoCortina 2026, non conoscevo questa pattinatrice dal sorriso contagioso e dalla personalità sinceramente entusiasmante.

 

Sono certissima non ci sia un aggettivo migliore per descrivere gli ultimi successi dell’atleta statunitense: il coronamento di un sogno olimpico vissuto all’insegna della spensieratezza, del divertimento, della serenità e di una maggiore consapevolezza dei propri mezzi.

 

Nel 2022, a 16 anni, Liu capisce che l’agonismo totale, le ore di allenamento e la ricerca della perfezione le stavano togliendo il piacere di pattinare e rischiavano di consumarla, spingendola a chiudersi in sé stessa. Il suo inaspettato ritiro dalle competizioni le ha permesso di riprendere in mano le redini della sua vita, dimenticandosi di essere stata l’Alysa dei record: la più giovane campionessa nazionale statunitense della storia, una delle rarissime pattinatrici capaci di eseguire il triplo axel e il quadruplo lutz con continuità, sbaragliando la concorrenza e consolidando il proprio status di “giovane promessa” made in the USA.

Alysa Liu

Nonostante quella scelta fosse stata profondamente criticata, quattro anni dopo Alysa ci ha insegnato una grande lezione: è bello saper rischiare, gettarsi nel vuoto senza sapere dove si atterrerà, e concedersi il piacere di sbagliare, di vivere un percorso impervio costellato di alti e bassi e di poche certezze. Le sue fondamenta sono state la famiglia, gli amici e la ricerca di nuove esperienze di vita che l’hanno aiutata a diventare la donna e la professionista che è oggi. 

 

In una grigissima e altrettanto fredda serata milanese di febbraio, ho acceso la tv sperando di vedere qualcosa che sapesse veramente emozionarmi, stravolgendo una canonica serata da copertina e divano. Il suo programma libero è stato esattamente tutto ciò di cui avevo bisogno.  Le prime note di “MacArthur Park”, brano storico dell’icona della disco music Donna Summer, hanno risvegliato qualcosa di indefinito in me. Ho avvertito la sua felicità irradiare lo schermo, facendomi istantaneamente innamorare di uno sport che avevo apprezzato grazie alla meravigliosa Carolina Kostner.

Mentre Alysa volteggiava sulla pista, ho ripensato a come mi sentissi completamente fuori posto alla sua età. Per me i 20 anni sono stati gli anni della confusione, del disagio e della frustrazione gratuita: degli esami universitari, dei primi pezzi da lasciare in bozza, delle prime interviste finite nel cestino del desktop, delle paure su cosa mi avrebbe aspettato oltre la comfort zone.

 

Avrei voluto avere lo stesso coraggio, la stessa grinta, la stessa “libertà” di essere pienamente me stessa, senza essere spaventata dal mondo e dai suoi standard stereotipati. Il fulcro della storia di Liu non è tecnico o strettamente psicologico, contrariamente a quanto si pensa, ma fortemente esistenziale. La sua carriera, ancora in divenire, solleva una domanda importante: gli sportivi hanno il dovere di inseguire costantemente il massimo successo possibile, oppure può esistere davvero lo spazio per una parola che fa storcere il naso come “Basta”?

Alysa Liu - Finale individuale femminile MilanoCortina 2026

Nel pattinaggio artistico la risposta tradizionale è sempre stata la prima, ma la campionessa olimpica ci ha mostrato che esiste anche la seconda: esiste sempre una via di fuga dal labirinto in cui ci sentiamo intrappolati. E questa lezione va oltre lo sport. Si riflette su tutte le giovani donne che, ancora oggi, devono conciliare quotidianamente i propri sogni, le singole prestazioni, le pressioni sociali circostanti e la costruzione in divenire della propria identità. Alysa ci insegna che la libertà di scegliere, di fermarsi, di vivere secondo i propri tempi, è parte integrante di un successo autentico. Non è un passo indietro, ma significa avere coraggio, maturità e rispetto verso se stesse.

That’s what she’s fucking talking about.

Immagine scattata da Francesca Scandella @Scandysss

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