EFFE3 sono io, ma anche tu!

Ho passato 10 ore a Barcellona per vedere una partita di Women Champions League.

Ho sempre utilizzato EFFE3 come se fosse il mio diario, un racconto pubblico di come la mia vita si trasformasse in qualcosa di folle e incredibile, legando e collegando quello con vivo con chi mi circonda.

L’ho fatto. Ho accettato uno dei regali più belli che qualcuno potesse farmi, e non parlo di cose materiali ma di esperienze. 

 

Ho preso ancora una volta un volo da sola, questa volta in direzione Barcellona, perchè se la Champions League chiama chi sono io per non rispondere. 

Così mi sono svegliata alle 5:30, preso un bus per l’aeroporto di Malpensa e sono salita sul mio aereo direzione Barcellona. 

 

Sul mio stesso volo ho conosciuto una famiglia composta da madre, padre e due bambini. Tutti vestiti con i colori blaugrana. Dato che non so farmi i fatti miei mi sono avvicinata e come avevo immaginato anche loro erano lì per lo stesso motivo mio: la semifinale di Champions League femminile fra FC Barcellona e Bayern Monaco.

 

Scendendo dall’aereo e percorrendo la strada per uscire noto subito come qui sia tutto diverso. Parlavo una volta tornata a casa a Milano con Katia Serra – ex calciatrice italiana – di come in effetti tutto questo fermento per una partita di calcio femminile mi avesse lasciata senza fiato, anche se non dovrebbe perchè in un mondo giusto questa è la normalità. Ma in Italia non lo è, quindi ho passato il tempo totale dall’aeroporto allo Spotify Camp Non con gli occhi lucidi perché nulla di quello che stavo vedendo mi sembrava reale. 

 

Ho fatto mille foto perché dovevo tenere lucido il ricordo di quello che stavo vedendo. Magliette di Alexia, Aitana, Paralluelo… in giro per tutta la città.

 

Arrivata fuori dallo stadio sono rimasta bloccata nelle centinaia di tifosi che aspettavo il pullman blaugrana, qui ho conosciuto un gruppo di cinque donne incredibili, mi hanno raccontato la loro storia e ci siamo scambiate i profili instagram per rimanere in contatto. La signora con cui ho parlato – che come da manuale per la troppa emozione non ho chiesto il nome – mi ha raccontato essere la fondatrice di una squadra di calcio femminile di cui tutte le presenti sono parte e giocano. Chi in prima squadra chi nella giovanili. 

 

Mi sono fatta raccontare anche di come si vive il calcio femminile a Barcellona, di come per loro è una cosa emozionante e educativa guardare una partita insieme ai propri cari, di come il Barcellona sia il Barcellona e quindi un club, che di natura non esclude nessuno ma anzi nasce per includere. È un dettaglio che ho notato anche una volta entrata all’interno dello stadio, di come esistano i cori ma sono neutri. Naturalmente esistono quelli dedicati alle giocatrici e ai giocatori, ma quelli che risuonano di più sono neutri. Si parla al collettivo, si è una persona unica che tifa il club senza distinzioni di sesso. Il classico italiano “Te l’ho promesso da bambino…” volto al maschile, lì non esiste. 

 

Ho chiesto al mio vicino una volta entrata e sistemata al mio posto il motivo di questa scelta e la sua risposta è stata semplice “Così facendo non si esclude nessuno, sono tutti i ben accetti, tutti possono essere blaugrana”. 

 

Mi ha fatta rimanere di stucco.

 

Mai claim per una club fù più azzeccato “Més que un club” (più di un club).

Le squadre entrano in campo accompagnate da Stephanie Frappart – pietra miliare arbitrale moderna – e l’inno blaugrana risuona fra le 62.000 persone presenti. 

 

Si, 62.000, sold out. Voglio solo immaginare quando verrà aperto anche il terzo anello come sarà questo stadio. 

 

Inizia la partita e l’intensità in campo è talmente alta da farmi quasi farmi dimenticare che ero lì per lavoro e che quindi dovevo creare contenuti e prendere appunti per questo pezzo che sto scrivendo.

 

Non passa nemmeno un minuto che Caroline Graham Hansen serve un assist incredibile per Salma Paralluelo che non riesce ad arrivare in tempo. 

 

Sapevo che questa partita mi avrebbe lasciata senza fiato, ma non così e dal primo minuto.

 

Il primo tempo si chiude 2-1 per le blaugrana, con due goal di Paralluelo e Putellas da un lato e uno di Linda Dallmann. Ma la vera festa arriva al minuto 55’ quando dalla panchina blaugrana si alza Aitana Bonmatí, seduta in panchina dopo cinque mesi da un terribile incidente che l’ha tenuta fuori. Il Camp Nou impazzisce e finalmente al minuto 69’ Bonmatì fa il suo ritorno in campo. 

 

Il secondo tempo si chiude con il secondo inchino della Putellas e il gold Ewa Pajon. Il Bayern non può fare nulla con il gol di Pernice Harder. 

 

La partita finisce finisce 4-2 dando alla squadra catalana il record di sei finali di Champions League consecutive conquistate – il record battuto è proprio quello del Lione che attende ora le spagnole a Oslo il 23 maggio per la finale. 

 

Finisce la partita, esco e mi dirigo verso la Sagrada Familia per fare un giretto e appuntare quanto visto. 

In 23 anni di vita di partite ne ho viste, di trasferte ne ho fatte e di big match ne vivo. Ma mai così. Non avevo mai visto il Barcellona femminile giocare dal vivo, sapevo fosse incredibile e i risultati parlano – per chi non fosse del mestiere all’interno della squadra giocano i due palloni d’oro che dal 2021 comandano la classifica di France Football, ossia Alexia Putellas e Aitana Bonmatì. 

 

Ho avuto gli occhi lucidi per tutto il tempo che ho passato a Barcellona, per la commozione ma anche per rabbia perchè sempre più non capisco come le persone possano dire che il calcio femminile non sia calcio e continuare con una narrazione che non ha mai retto, oggi soprattutto.

 

Ho visto bambini e bambine con le maglie della squadra, ho conosciuto persone che come me vivono per questo sport che mi hanno accolta, consolata e con cui ho vissuto momenti che non dimenticherò mai.

 

Grazie a chiunque io abbia incontrato quel giorno, se mai leggerete questo pezzo sappiate che sarete sempre nel mio cuore.

Grazie al calcio di esistere.

Grazie a chi è venuta prima di me di aver lottato per giocare a calcio.

Grazie a chi a reso possibile questa trasferta. 

Grazie a voi e a EFFE3 che mi avete dato l’opportunità di vivere un momento che non dimenticherò mai. 

 

Bacini, Alisia <3

Immagine scattata da Francesca Scandella @Scandysss

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